Da Zone Intime a Vulva: Chiacchiere tra mamma e figlia

privateparts

Mia figlia Ariella, che ora ha sette anni, ha sempre chiamato la sua “zona privata”, Toulla. Mi vergogno un po’ ad ammettere di averle insegnato io questo termine – ibrido fra zulu e greco, date le mie origini – quando aveva due anni. Ma l’ho fatto perchè così quando Ariella si metteva ad urlare in pubblico che la sua Toulla prudeva, nessuno avrebbe capito cosa volesse dire…

Con gli anni ho iniziato ad introdurre ad Ariella le parti del corpo, conoscerete tutte la canzoncina da bambini “Questo è l’occhio bello. Questo è suo fratello”. In fin dei conti, è ciò che siamo: un insieme di parti, dal gomito a qualcosa di più complesso come il cervello. Ho però realizzato un giorno che non esiste alcuna canzoncina che citi la ‘zona intima’. Ho iniziato quindi a ragionare su questo, non solo come donna del mondo SexTech ma anche come madre. Ho iniziato a chiedermi perché io, come tante altre donne, da sempre esitiamo tanto a parlare di vulva. Ariella non ha alcun preconcetto o idea particolare nei confronti della vulva in sè e tuttora le mancano dei punti di riferimento che non siano i miei o quelli dell’ora di educazione sessuale a scuola.

Spiegarle quindi l’esistenza della vulva doveva essere al pari di indicarle dove stessero i muscoli toracici, no? Allora perché esitare?

Pian piano, ho iniziato a cambiare il nostro dialogo facendole conoscere quelle che oggi vengono definite “zone private o intime”. Questa descrizione e le sensazioni ad essa legate mi mandano sempre su tutte le furie… ma per ora tralasciamo questo aspetto.
Quando Ariella, che è molto curiosa e fa sempre un sacco di domande, ha iniziato a chiedermi delle sue “zone private”, ho pensato di prendere la palla al balzo e di iniziare il viaggio verso la responsabilizzazione di mia figlia.
Le ho dato uno specchio – vi sento sussultare e vi vedo già scuotere la testa.
Lo so, è difficile non proiettare sentimenti, pensieri e nel mio caso un abisso generazionale di tabù sui figli, ma ho deciso di farmi coraggio e prenderla alla larga. Ho iniziato spiegandole che abbiamo un cervello. Non lo si può
vedere ma “Ariella se chiudi gli occhi e immagini un unicorno o di fare le moltiplicazioni, ecco,
il tuo cervello sta lavorando”. Ho poi chiesto a mia figlia proprio di chiudere gli occhi e allungare una mano.
Con il dito ho tracciato dei disegni sul suo palmo e le ho chiesto cosa stessi facendo.
«Il solletico» rispose lei.
«Come lo sai, se tieni gli occhi chiusi?»
«Riesco a sentirti, mamma.»
E così le ho dato un’infarinatura di cosa sia il tatto, il pensiero e la connessione, trasmettendo
il messaggio che le parti del suo corpo funzionano in modi davvero meravigliosi. Anche quelle che non si vedono.

Few years ago. Mum & Daughter.

Sedute, entrambe nude e con uno specchio, abbiamo iniziato ad esplorare le piante dei piedi, parlando di quanto eravamo grate perché sostenevano il corpo, tenendolo ad esempio in equilibro sulla sbarra durante l’ora di ginnastica. Abbiamo scoperto i muscoli del suo interno coscia, che la aiutano quando va cavallo e finalmente siamo arrivate all’inguine. Abbiamo visto le parti della vulva che sono ben visibili: il forellino dal quale fa pipì, chiamato uretra e la vagina. Sì, a sette anni mia figlia sa di avere una vagina. Per il momento, non ha
bisogno di sapere altro, a parte che all’interno del suo corpo c’è l’utero.

Lei stessa è cresciuta dentro al mio – che sa quasi essere vicino allo stomaco – ed è uscita proprio dalla mia vagina come fanno tutti i bambini. Ariella ora è consapevole che la maggior parte delle donne ha
una vulva e che, come le impronte digitali, non è uguale per tutte.

Quando le spiegai che ognuna di noi possiede le stesse stupende parti del corpo, con la differenza che sono personalizzate in maniera unica e che ogni donna rappresenta la propria bellezza, l’espressione di Ariella mi suggerì che era stata illuminata.

Ho capito poi che la nostra lezione di biologia non era solo quello: mia figlia si era appena messa in
relazione col suo corpo in maniera positiva e stupenda (ed io che mi domandavo come avrei
potuto dirglielo in modo che non dimenticasse).

Quando dedichiamo del tempo a dare spiegazioni e soddisfare la curiosità dei nostri figli è il miglior investimento possibile e poi loro, in un battito di ciglia, tornano a dedicarsi a Pongo e figurine – cosa che per inciso ha fatto Ariella, mentre io mi crogiolavo in quel momento di spiritualità materna.

Vorrei poter dire, care mamme, che le nostre chiacchiere sono finite qui ma conosco mia figlia e la sua
curiosità, perciò penso costantemente a come farle prendere una miglior coscienza del proprio corpo man mano che crescerà. Come spiegarle che ha il potere di decidere quando e chi potrà abbracciarla, toccarla, vederla nuda in uno spogliatoio. E non mi riferisco solo alle sue “zone private” ma a tutto il corpo e al suo spazio personale.

Come si fa a parlare alle nostre figlie di consenso, sessualità, abitudini salutari come toccarsi? Come si spiegano il piacere e tutti quegli spaventosi argomenti, a seconda della loro età? È mio dovere in quanto madre capire e fidarmi quando lei mi dirà di essere pronta a saperne di più, ritagliandole uno spazio in cui Ariella potrà esplorare e scoprire la sua sessualità, affrontandola al netto di ogni giudizio.

Vedete, mamme, questo articolo potenzialmente non ha una conclusione. Io sono sempre alla ricerca di fantastiche idee per rompere i tabù e dare a mia figlia gli strumenti per raccontare la sua storia sessuale man mano che diventa donna. Preferisco condividere i nostri tentativi ed i problemi, suggerendo letture e sfogando le mie ansie rispetto all’educazione sessuale, nel tentativo di fornire qualche soluzione; magari intervistando quei
genitori che hanno provato e testato metodi differenti.

Insegnare ai nostri figli non è un esercizio che si può semplicemente duplicare. Dopotutto, come afferma Emily Nagoski: “Esistono tante forme di sessualità quanti sono gli esseri umani”. Quindi, mamme, per iniziare afferrate uno specchio e date un’identità ad ogni vostra zona, prendendovi un attimo solo per apprezzare quanto siete favolosamente belle.

(Mum, Advisor&Co-Founder in SexTech and BBC Broadcaster)

Dominnique è imprenditrice e mamma e ci parlerà di sessualità vista , di come ritrovare, riaccendere o reinventare la nostra femminilità dopo aver avuto dei figli, ma soprattutto di come parlare loro di un aspetto così fondamentale come la sessualità.

2 I like it
0 I don't like it

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *