Il Corpo Femminile Attraverso La Venere di Urbino

venere addormentata

Quando veniamo al mondo siamo perfette agli occhi di tutti, con i nostri rotolini di ciccia, doppi menti, pochi o molti capelli, magre o grasse, siamo sempre belle. Viviamo in questa bolla di perfezione fino all’arrivo della pubertà, quando, non è tanto il nostro corpo che normalmente cambia (o continua a cambiare) a metterci in difficoltà, quanto il modo in cui iniziamo a vivere questo cambiamento.

Improvvisamente iniziamo a vederci più donne e immediatamente percepiamo un senso di inadatto; certi canoni che prima non consideravamo nemmeno, quelli di bellezza, perfezione, attrazione, femminilità vengono a galla, facendoci focalizzare però solo sulle cose “non apprezzabili” del nostro corpo.

Fino a ieri eravamo WonderWoman e poi ci svegliamo Ugly Betty. Come mai?

Pensiamo alla nostra testa come ad un giardino; quando nasciamo è compito degli adulti attorno a noi coltivare questo giardino così che i semi diventino piante, e che queste diano i frutti che ci permetteranno di sopravvivere una volta adulte. Il modo in cui vediamo il mondo, e noi stesse, è condizionato da queste piante (preconcetti) e dalla cultura in cui cresciamo.
Il rovescio della medaglia è che noi non decidiamo quali semi verranno interrati né quali piante verranno coltivate, noi ci facciamo i conti a cose fatte.

Il giorno in cui ci svegliamo Ugly Betty è quel momento, e succede a tutte noi oggi come accadeva alle donne di 700 anni fa; i canoni di bellezza sono senza dubbio cambiati, i preconcetti pure, il ruolo della donna nella società anche. Quello che, anche se in diversa misura, non è mutato è il vedere il corpo femminile come soggetto e oggetto di continue richieste, sguardi, pretese o critiche.

Oggi se non siamo sexy abbastanza (sempre come oggetto del desiderio sessuale maschile) ci sentiamo brutte e indesiderabili; chissà come si sono sentite le donne “normali” secoli fa di fronte all’ideale di donna di allora: una santa, una dea, pura come la Venere del Botticelli o quella di Urbino di Tiziano.

E’ incredibile come sembra che spaventi da secoli l’idea di una donna normale; che poi la normalità è un concetto relativo, ma lo intendo come un equilibrio tra il sacro e il profano. O le donne devono essere esplicitamente erotiche oppure caste e pure, la via di mezzo è esclusa fino al 900 (guarda caso fino a quando le donne sono state ammesse in diversi settori, inclusa l’arte).

Purtroppo 800 anni di questa dicotomia costituiscono uno dei semi più radicati (e infami) del nostro giardino, quello che la sex therapist E. Nagoski definisce “Messaggio Morale”: uno dei tre semi relativi alla sessualità e alla percezione della sessualità femminile più difficili da estirpare (gli altri due sono il “Messaggio Medico” e il “Messaggio dei Media”). Il Messaggio Morale è proprio il frutto di questa dicotomia tra divino e terreno, tra puro e peccaminoso; quello che oggi si traduce nel “se ti piace il sesso, sei una puttana”. Il messaggio morale per cui la verginità e la purezza sono il nostro più grande tesoro vede come unico giusto comportamento della donna quello di non considerare le esigenze della nostra sessualità ma solo quelle dell’uomo. L’immagine pura della donna è da lodare e rappresentare; quello che rende una donna amabile è la sua purezza. L’essere invece resa oggetto di desiderio e quindi meno pura, la etichetta di conseguenza come meno amabile e “sbagliata”.

Qualsiasi immagine sia quella socialmente giusta di noi donne, c’è sempre un conto da pagare. Non è mai abbastanza o è sempre troppo. Lo era allora e lo è oggi.

Ho scelto la Venere di Urbino come quadro simbolo per fare un viaggio attraverso un’opera, perché l’immagine di questa Venere è stata riprodotta centinaia di volte nel corso dei secoli, un corpo femminile che ha rappresentato da sempre il “Messaggio Morale” e la dicotomia tra sacro e profano fino a qualche decennio fa.

la venere di urbino

Ed è proprio l’ultima Venere, dipinta da una donna, l’esempio di come sia oggi possibile per noi comprendere quali sono i meccanismi che ci influenzano. Non possiamo scegliere che semi sono stati piantati nel nostro giardino, ma possiamo trovare il modo di estirpare quelle piante che riteniamo nocive e non vogliamo coltivare.

Il nostro giardino, così come il nostro corpo, è nostro ed è unicamente compito di ognuna di noi decidere quante e quali piante vogliamo far crescere.

Olympia

Una “Venere sbagliata” è quella che Manet rappresenta nell’ Olympia nel 1863. Così a prima vista le due donne sembrano simili ma sono i dettagli a fare la differenza, perché in questo caso si tratta, per i canoni dell’epoca, chiaramente di una prostituta. Il laccetto attorno al collo, il gatto ai piedi del letto, che oggi sarebbero cose del tutto alla moda e cool, sono invece simboli demoniaci e diretti riferimenti all’infedeltà. Tanto era “sbagliata” questa donna che la borghesia dell’epoca cercò addirittura di sfregiare l’opera con ombrelli ed altri oggetti! Se penso che la maggior parte delle modelle che posavano all’epoca erano effettivamente prostitute.. direi che Manet ha rappresentato una ovviamente non accettata e da celare realtà!

Un pizzico di novità nel mondo occidentale e un inizio dell’ancora oggi molto irrisolto tema della diversità legato al corpo femminile, lo porta Paul Gauguin. In Manaö Tapapau (o Lo spirito dei morti veglia) del 1892, ispirata fortemente da Manet, il corpo nudo della quattordicenne dipinta fa scoprire la piacevolezza della diversità, qualcosa di diverso dalla classica bellezza di cipria della donna bianca.

egon schiele

Non posso non fare un riferimento a Freud e all’impatto che le sue teorie sull’invidia del pene hanno causato nel mondo occidentale (e nell’arte). Teorie che ci hanno messo decenni ad essere smentite ma che riguardo la sessualità femminile sono ancora molto diffuse. Un esempio palese sono i nudi di Egon Schiele (1890-1918) nelle sue rappresentazioni molto forti di una sessualità femminile tendente al malato, con corpi nervosi e dal colore malsano.

Corpi “pornografici” che sono stati censurati e lo sono, in maniera provocatoria forse, ancora oggi quando la Transport of London ha scritto sui manifesti “Sorry. 100 years old but still too daring today. #ToArtItsFreedom” in occasione della mostra di Schiele qualche anno fa. Una sessualità femminile espressa vista ancora come “perversa” e quindi inappropriata, corpi considerati troppo audaci, oltraggiosi per essere semplicemente delle opere d’arte.

modigliani nudo

Sempre scandalosi ma per ben altro motivo, i nudi Amedeo Modigliani (1884-1920), che ci ricordano la Venere di Urbino ma che sono invece sensuali, naturali e realistici. Appunto per questo, alla sua personale del 1917 la polizia li censura; la causa dello scandalo è la celebre frase: «C’è che quei nudi hanno i peli.» Il tema del pelo si protrae nei secoli; un’altra distorsione artistica del corpo femminile che, quando invece viene meno, scoppia lo scandalo!

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L’orrore per il pelo, il rappresentare la realtà, la normalità del corpo della donna, privo dell’intrinseca dicotomia divino-peccaminoso, era difficile e scandaloso già all’epoca dell’Origine del Mondo di Courbet (1866) quanto lo è ancora oggi. Il messaggio che è stato radicato nel nostro “giardino” è che la bellezza, la sensualità, la desiderabilità del nostro corpo è quella senza peli. Oggi esistono artiste, che spesso vengono definite femministe, che portano finalmente un radicale nuovo punto di vista sulla rappresentazione del corpo femminile nell’arte. A volte volutamente esagerato e provocatorio, molte altre semplicemente normale, realistico: una bellezza legata alla diversità e non all’uniformarsi sotto dettati canoni.

Per continuare sul filone dell’immagine della Venere di Urbino, o della simile Odalisca di Ingres, l’artista afro americana Mickalene Thomas ha creato “Little Taste Outside Love” nel 2007. Un nudo che è fiero del suo essere normale e allo stesso tempo diverso, una donna nera, elegante e sicura, nuda eppure non erotica, una sensualità data dalla sicurezza verso il proprio corpo così com’è.

(Critica D'Arte)

Sesso e Arte hanno un minimo comune denominatore: liberano la mente e lo spirito. Qualcuno diceva che “la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere” ed è proprio per questo motivo che vi voglio mostrare quanto sesso e arte abbiano viaggiato assieme durante il corso di tutte le epoche.

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